L’ingresso nella Città Eterna
Per chi arrivava da nord, Roma iniziava qui.
Prima ancora di ammirare il Colosseo, il Pantheon o la Basilica di San Pietro, pellegrini, ambasciatori, sovrani e viaggiatori attraversavano Porta del Popolo, il principale accesso monumentale alla città lungo la Via Flaminia.
Per secoli questo fu il luogo del primo incontro con Roma: una soglia tra il mondo esterno e il cuore della cristianità.
Ancora oggi milioni di persone percorrono lo stesso passaggio, spesso senza immaginare che questa porta custodisce una storia lunga quasi duemila anni.
Dalla Porta Flaminia a Porta del Popolo
L’origine della porta risale al III secolo d.C., quando l’imperatore Aureliano fece costruire la nuova cinta muraria della città.
L’accesso lungo la Via Flaminia prese il nome di Porta Flaminia, poiché immetteva direttamente sull’antica strada consolare che collegava Roma con l’Italia settentrionale.
Nel corso dei secoli la porta fu più volte modificata, fino ad assumere l’aspetto monumentale che conosciamo oggi grazie agli interventi rinascimentali e barocchi.
Il nome Porta del Popolo compare soltanto in epoca successiva ed è generalmente collegato alla vicina Basilica di Santa Maria del Popolo.
L’arrivo di Cristina di Svezia
La pagina più celebre della storia della porta si scrisse il 23 dicembre 1655.
Fu da qui che fece il suo ingresso ufficiale a Roma Cristina di Svezia, la sovrana che aveva abdicato al trono e abbracciato il cattolicesimo.
Per papa Alessandro VII quell’evento aveva un enorme valore simbolico: la conversione di una regina protestante rappresentava un importante successo politico e religioso.
Roma volle accoglierla con una cerimonia straordinaria, destinata a entrare nella storia della città.
(Se vuoi conoscere la sua storia puoi leggere il nostro approfondimento dedicato a Cristina di Svezia.)
Il tocco di Gian Lorenzo Bernini
Per rendere memorabile l’ingresso della regina, papa Alessandro VII affidò a Gian Lorenzo Bernini il compito di rinnovare il fronte interno della porta.
Fu allora che venne collocata la celebre iscrizione latina:
FELICI FAUSTOQUE INGRESSUI
che significa:
«A un ingresso felice e propizio.»
Un dettaglio curioso è che questa dedica non era rivolta a chi arrivava da fuori Roma, ma a chi aveva già attraversato la porta.
Nel tempo questa scelta ha dato origine a una leggenda secondo la quale Bernini avrebbe nutrito una certa antipatia nei confronti di Cristina di Svezia e avrebbe volutamente collocato il messaggio sul lato interno.
Non esistono però documenti che confermino questa interpretazione, che resta una suggestiva tradizione tramandata nei secoli.
L’obelisco al centro della piazza
Superata la porta si apre una delle piazze più celebri di Roma.
Al centro si innalza l’Obelisco Flaminio, proveniente dall’antico Egitto e fatto trasportare a Roma dall’imperatore Augusto.
Dal 1589 l’obelisco domina il centro della piazza e costituisce il punto focale dell’intero spazio urbano.
La sua presenza non è soltanto decorativa: fin dall’antichità gli obelischi sono stati considerati simboli del sole, della regalità e del collegamento tra la terra e il cielo.
Nei secoli successivi molti studiosi e autori hanno attribuito loro anche significati simbolici ed esoterici, tema che approfondiremo in un articolo dedicato.
Il punto da cui nasce il Tridente
Osservando la piazza dall’alto si nota immediatamente una caratteristica unica.
Da Porta del Popolo si diramano tre grandi assi viari:
- Via del Corso;
- Via del Babuino;
- Via di Ripetta.
Questo impianto urbanistico è noto come Tridente.
Dal punto di vista storico rappresenta uno dei più importanti interventi di pianificazione urbana della Roma rinascimentale.
Nel corso del tempo, tuttavia, la particolare geometria del luogo ha alimentato anche numerose interpretazioni simboliche, che vedono nel Tridente qualcosa di più di una semplice soluzione architettonica.
Sarà proprio questo uno dei temi centrali del nostro viaggio nella Roma dei simboli.
Una porta che continua a interrogare
Per la maggior parte dei visitatori Porta del Popolo è soltanto uno degli ingressi monumentali della città.
Per altri rappresenta invece l’inizio di un percorso molto più complesso, fatto di arte, storia, simboli e interpretazioni.
Accanto alla porta sorge la Basilica di Santa Maria del Popolo, costruita nel luogo dove, secondo la tradizione medievale, papa Pasquale II fece abbattere un antico noce ritenuto infestato dagli spiriti legati alla tomba dell’imperatore Nerone. Nei secoli la chiesa è divenuta uno scrigno di capolavori di Caravaggio, Raffaello, Pinturicchio e Bernini, ma conserva anche un patrimonio simbolico che merita un approfondimento dedicato
Comprendere questa porta significa comprendere anche il ruolo che Roma ha avuto nei secoli come crocevia di culture, religioni e idee.
Ed è proprio oltre questa soglia che il nostro viaggio continua.
Curiosità
Pochi sanno che il lato esterno di Porta del Popolo, rivolto verso la Via Flaminia, presenta un aspetto molto diverso da quello interno progettato da Bernini. Chi arrivava a Roma vedeva una porta austera e difensiva; chi era già entrato nella città veniva invece accolto da un’elegante facciata celebrativa, pensata per esaltare la grandezza della capitale dello Stato Pontificio.
Ma perché proprio qui convergono un obelisco egizio, una basilica ricca di simboli, il Tridente e alcuni dei luoghi più discussi della Roma esoterica? È una semplice coincidenza urbanistica o esiste una lettura diversa di questo spazio? Nel prossimo articolo entreremo a Santa Maria del Popolo, dove storia, arte e simbolismo sembrano intrecciarsi in modo sorprendente.