Durante questo nuovo percorso di insegnamento e ricerca, si è avverato un mio desiderio: lavorare alla traduzione in spagnolo de Il sogno di Esther, il romanzo di Adriana Bisirri e Anna Daniela De Leonardis, pubblicato da SSML San Domenico University Press.
Il libro è già stato tradotto in inglese britannico e americano, con un lavoro di transcreazione reso necessario dalla presenza di numerosi riferimenti culturali.
Fin dalle prime pagine ho avvertito un legame naturale con la storia di Esther. La lettura mi ha riportata ad alcuni dei temi che avevano ispirato la mia tesi sulla Roma esoterica. Anche nel romanzo, Roma non è semplicemente uno scenario: è uno spazio da attraversare e, soprattutto, da interpretare. Esther viene condotta attraverso sogni, numeri, simboli e luoghi della città, in una ricerca che riguarda il passato, ma finisce per coinvolgere anche il presente e la sua storia personale.
Il fascino del romanzo risiede in questa continua oscillazione tra realtà e immaginazione. I luoghi di Roma, con le loro storie e i loro misteri, assumono una dimensione diversa, quasi che la città custodisse ancora qualcosa da raccontare a chi sa osservare oltre le apparenze.
Tra questi luoghi, la Porta Alchemica di Piazza Vittorio richiama l’immagine di una soglia tra mondi e tempi differenti. Un monumento che conosco bene e al quale ho già dedicato un articolo su Arcanum Romae, ma che attraverso la letteratura acquista nuove suggestioni.
Anche il lavoro di traduzione è diventato, per me, una sorta di viaggio. Tradurre un romanzo così legato alla cultura, alla storia e all’immaginario di Roma significa confrontarsi con parole, immagini e riferimenti che non sempre trovano un equivalente immediato in un’altra lingua. È un’esperienza che mi permette di guardare con occhi diversi luoghi che credevo di conoscere.
Forse è proprio questo il legame più bello tra Il sogno di Esther e il mio percorso di ricerca: la possibilità di ritrovare, attraverso una storia, il desiderio di esplorare ancora una volta la città.
Perché Roma, proprio come i sogni, non rivela mai tutti i suoi segreti.